"Basterebbe la prima settimana per dire che
ne vale la pena: basterebbe mettersi nei panni di una poco più che ventenne che
sale per la prima volta su un aereo da sola, che atterra in un luogo dove
parlano una lingua sconosciuta, che deve trovarsi una casa, degli
amici, un nuovo posto nel mondo. Squilibrio, è la parola giusta. Perché che tu
finisca nel posto più civilizzato del nord Europa oppure in un Portogallo che
sembra fermo ai nostri anni Sessanta, quello che più impari a conoscere sono i
vizi e le virtù di casa tua. C’è chi dice che non si è mai sentito tanto
italiano come quando era in Erasmus. Di certo, nel bene e nel male, in quei
mesi ci sono tutto il tempo e la distanza necessari per setacciare lapropria
vita pubblica e privata. Ovvio, dipende come lo si
affronta."
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